Qui comincia un fatto certo
del valente Guidoberto.
Ora a L’Aquila è dottore,
cuce e taglia con amore.
Va da lui con apprensione
ansimando il buon Carlone:
“Malandato è già il mio cuore!
Deh, mi salvi! Ho poche ore!”
Fiero, allora, Guidoberto
con il piglio dell’esperto
predisponesi al trapianto
con i ferri e tutto quanto.
Dopo lunga operazione
si risveglia alfin Carlone:
“Questa storia non mi piace:
cos’ho qui, sopra al torace?”
“Tuoni, fulmini e saette,
installate mi hai due tette!
Ti trasformo in puntaspilli!
Sembro quasi la Ferilli…”
“Perché pensa a un muscoletto
che ha nascosto dentro al petto?
Tutti godon di tal vista!
Su, non faccia il comunista…”
“Mi hai convinto!” fa, piangente,
il popputo suo paziente.
“Come ho fatto a dubitare
dell’onesto tuo operare?”
Un milione al salvatore
dona allor di tutto cuore.
“Riparai così al mio torto?”
E, ciò detto, casca morto.Facebook | Massimo Giuliani: Le avventure di Guidoberto La Sola